Il Dott. Mauro Martelli è nato a San Miniato Pisa il 23-07-1956. Si è laureato alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Pisa. Dal 1994 vive in Romagna con la famiglia, dove abita nel comune di Montiano (FC).
Ha svolto attività di medico responsabile presso il centro prelievi di Gambettola della ASL di Cesena.
Dal 1995 al 1999 ha svolto attività di medico sportivo in varie sedi, in particolare per il CONI di Roma, occupandosi delle squadre nazionali di rugby.
Nel 1999 ha vinto il concorso in medicina generale ed ha svolto attività di medico di medicina generale fino al 2004. Da allora si dedica completamente all’ecografia avendo studiato alla scuola della società italiana di ecografia SIUMB di Senigallia diretta dall’allora presidente Dott. Paolo Busilacchi. Nel 2003 consegue il Diploma Nazionale di Ecografia Clinica e nel 2009 anche il Diploma Nazionale di Ecografia in Medicina Generale della società FIMMG-METIS-SIUMB.
Il Dott. Martelli è socio della società italiana di ecografia SIUMB ed è iscritto al Registro Nazionale SIUMB.
Dal 2004 al 2005 ha collaborato per l’ecografia con il poliambulatorio Osteolab di Ravenna.
Dal 2005 al 2007 ha svolto attività di medico ecografista per la Fondazione Fontana di Forlì presso l’ospedale di Forlimpopoli.
Dal 2005 collabora con l’ospedale Domus Nova di Ravenna nel reparto di medicina eseguendo ecografie internistiche in regime convenzionato e di libera professione.
Dal 2009 collabora con la Domus Medica di San Marino.…..

IDott. Martelli, che cos’è un’ecografia?

M: Parliamo di un esame diagnostico che utilizza una strumentazione a ultrasuoni, mutuata dai radar della seconda guerra mondiale, che in Italia ha avuto il suo esordio a Bologna a partire dalla metà degli anni ottanta, i cui progressi sono andati evolvendo con quelli dei computer.

I: Chi esegue l’ecografia?

M: L’ecografia viene eseguita da uno specialista in ecografia o in radiodiagnostica che, grazie alle competenze acquisite nel percorso formativo dopo la laurea in medicina e chirurgia, conoscendo tutte le tecniche e le metodiche disponibili, le utilizza nella valutazione complessiva dei loro apporti. Il medico radiologo, o il medico ecografista è il responsabile dell’esecuzione della prestazione che si conclude quando l’indagine  ha chiarito i quesiti proposti dal prescrittore dell’esame o dal paziente stesso. Segue l’atto della refertazione dell’esame eseguito. L’ecografia quindi non può essere eseguita da chi non è medico, ma da radiologi o personale medico specializzato e formato in tale diagnostica.

I: Quali sono gli aspetti decisionali e operativi nell’approccio con il paziente che si sottopone ad un esame ecografico?

M: L’esame ecografico è un esame specialistico, che non si limita all’esecuzione ed alla refertazione di ciò che si è visto; è un indagine dinamica effettuata in tempo reale e quindi l’interpretazione delle immagini avviene durante l’esecuzione dell’esame, attribuendo a quanto osservato un significato clinico. Molto importante è il quadro anamnestico del paziente e la valutazione di eventuali esami precedenti.

I: Il tempo a disposizione conta ai fini di una buona ecografia?

M: Si. Bisogna avere un buon apparecchio, innanzitutto. Si eseguono esami localizzati, ad esempio ai tessuti superficiali, dove per lo studio di una cisti tendinea occorrono pochi minuti, ma anche esami riguardanti organi come pancreas e surreni, dove si riesce ad evidenziare la presenza di alcune alterazioni, o ancora la  ricerca di linfonodi sospetti, tutte indagini che richiedono più tempo. Il tempo è indubbiamente necessario sia per l’esame in se, ma anche per fare l’anamnesi, leggere le analisi, ascoltare il paziente, spiegare come è andata e se in futuro dovrà sottoporsi a controlli o approfondimenti.

I: Nelle emergenze la risposta dell’esame ecografico è sempre chiara?

M: Nei traumi muscolari l’edema può essere d’intralcio e a volte si preferisce aspettare qualche ora, ma direi che con un buon ecografo anche in questo caso si riesce a capire molto.

I:    Altri elementi ostativi ai fini di una buona lettura?

M: Un grosso versamento può oscurare, ma rendersi conto della sua presenza significa avviare il paziente alla chirurgia e quindi l’esame risulta comunque proficuo.

I: Quando si utilizza il mezzo di contrasto?

M: Ad esempio nelle ecografie al fegato per studiare meglio una lesione sospetta.

I: Quando si utilizza l’ecografia per fare piccoli interventi?

M: Nell’esame placentare ad esempio, in alcune biopsie del fegato, per eseguire un ago aspirato su tiroide e mammella, nel caso di lesioni muscolari con ematomi che non si riassorbono; l’ecografia consente di guidare l’ago per vedere dove aspirare, evitando così interventi certamente più invasivi.

I: Immagino che uno specialista come lei debba continuamente aggiornarsi

M: Ci sono cambiamenti continui e in alcuni settori aggiornamenti anche ogni 6 mesi. Così la terminologia  può cambiare in base alle nuove conoscenze che sono fondamentali, gli aggiornamenti devono essere continui e la passione per questo lavoro è il motore che spinge a questo tipo di approccio. In coscienza ritengo che mettersi sempre nei panni del paziente aiuti a svolgere il proprio compito con quell’umanità che si vorrebbe ricevere soprattutto in momenti delicati della propria esistenza.

I: Che differenza c’è con i vecchi strumenti ecografici ?

M: Un tempo si utilizzavano sonde pesanti, fastidiose sia per l’operatore che per il paziente, che non erano precise perché non avevano una diagnostica real time come oggi. Questo significa che, essendo l’ecografia un’indagine dinamica e in tempo reale, appunto, il processo di interpretazione clinica delle immagini avviene durante l’esecuzione dell’esame stesso. Le sonde trasmettono immagini sempre più chiare e precise ottimizzando il percorso da seguire durante l’esame. Oggi ogni strumento ecografico deve avere il doppler, poi c’è il power doppler che permette di vedere la vascolarità locale di una lesione per capire se è sospetta o no, parliamo ad esempio di noduli tiroidei e mammari. Un altro programma di corredo aggiuntivo è l’elastosonografia che è nata per vedere anche l’indurimento dei tessuti, ma è un metodo in più di valutazione nelle lesioni sospette .

I: Più nello specifico?

M: Con l’elastosonografia si capisce se i tessuti o le strutture studiate hanno parametri di normalità o di alterazione, ad esempio può evidenziare variazioni dell’elasticità del tessuto stesso, conseguentemente ad alterazioni molecolari e strutturali, variazioni che possono essere date da fattori infiammatori o tumorali. Questo programma utilizzato con altri programmi come il power doppler e il color doppler, unito alla esperienza dell’operatore, aumenta la possibilità di diagnosi: l’elastosonografia da sola non fa diagnosi e una volta confermato il sospetto di una lesione, si può procedere con gli opportuni approfondimenti, con biopsie, TAC, RM ecc.

I:  Il suo utilizzo per cosa è particolarmente indicato?

M: Direi per lo studio dei noduli sospetti della mammella e della tiroide, per sospette lesioni agli organi interni, ghiandole salivari, linfonodi, e anche per l’apparato muscolare, sempre comparando, come già detto, le varie metodiche.

I:  Come concluderebbe la nostra intervista?

M:  Concluderei ribadendo che l’utilizzo degli ultrasuoni con l’ecografia è un indubbio vantaggio per la risoluzione di un problema medico, in quanto permette un esame di rapida esecuzione, molto spesso diagnostico e in molti casi risolutivo del problema.

Federica Polese