Valeria Camporesi è diplomata terapista della riabilitazione ad Ancona, studio-ricerca presso Azienda Ospedaliero-Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona. Dal 1996 opera come libero professionista presso poliambulatori e cliniche. Iscritta al Collegio .F.N.C.M. Iscritta al programma nazionale per la formazione continua degli operatori della Sanità per crediti formativi E.C.M. Ohashi Institute di New York-Roma, scuola di formazione per tre anni. Corso teorico-pratico: lesione della cuffia dei rotatori: chirurgia e riabilitazione. Fisiopilates: rieducazione posturale dinamica. Ernia discale: terapia manuale. Terza età: programmi di attività motoria. Lombalgia: terapia manuale. Esercizio terapeutico in riabilitazione cardiologica. Terapia manuale delle lesioni muscolari. Trigger point: trattamento mio fasciale e tecnica di digitopressione. Taping neuromuscolare. Tecniche di mobilizzazione articolare. Linfodrenaggio Vodder. Esercizio terapia: pain management terapia manuale. Congresso core-stability training. Core-stability esame clinico e funzionale in terapia manuale. Postural wellness. Analisi posturale e tecniche di riprogrammazione posturale. Iscritta al corso Sohier chinesi, terapia analitica della durata di sei mesi. Nel 2012 ha collaborato con Domus Medica all’ottenimento della certificazione ISO 9001 2008 per il Presidio ambulatoriale di Medicina Fisica e della Riabilitazione. Lo standard di qualità e il rispetto delle linee guida internazionali, sono documenti che nella pratica clinica includono raccomandazioni finalizzate ad ottimizzare l’assistenza al paziente e si fondano su una sistematica revisione delle prove di efficacia e su una valutazione dei benefici.

I: Sig.ra Camporesi, che cos’è la fisioterapia?

C: La fisioterapia è l’insieme delle tecniche e degli strumenti che il fisioterapista utilizza sulle parti del corpo di un paziente per alleviare deficit di mobilità e dolori collegati a disfunzioni neuro muscolo scheletriche derivanti da un evento morboso, acuto o cronico, ma qualsiasi definizione non rende appieno l’idea del complesso lavoro del fisioterapista.

I: La conoscenza delle tecniche e i continui aggiornamenti, di cui peraltro il suo curriculum è ben nutrito, non    bastano da soli a fare del fisioterapista un bravo professionista?

C: La tecnica è importante, ma l’interesse e l’atteggiamento nei confronti del paziente sono fondamentali. Ritengo che, a parità di conoscenza, il fisioterapista che riesce a stabilire con il paziente un rapporto di particolare empatia, e quindi ad interessarsene in maniera più globale, sarà quello che otterrà senz’altro i risultati migliori; anche una semplice rieducazione richiede un’ottima interazione tra paziente e fisioterapista senza la quale il lavoro risulterebbe asettico.

I: Può farmi un esempio?

C: Un semplice mal di schiena può essere solo il sintomo di un problema, certamente il sintomo va curato ma capire cosa può essere all’origine del disturbo è tutt’altra cosa.

I: Si parla molto di shiatsu, può spiegare che cosa è e se ci sono malattie importanti che trovano una risposta efficace in questa tecnica?

C: La terapia shiatsu può risultare molto utile nei soggetti che fanno fatica a raggiungere anche un grado minimo di rilassamento muscolare e psichico con gli esercizi posturali. Lo shiatsu è parte integrante della medicina manuale giapponese ed ha molte analogie con l’agopuntura infatti si basa principalmente su pressioni digitali ed altre manovre manuali negli stessi punti utilizzati dall’agopuntura; è molto indicato per ridurre le tensioni emotive soprattutto dovute allo stress.
Alcune malattie reumatiche trovano un ottima risposta in questa terapia; la fibromialgia ad esempio è una malattia invalidante ed è in aumento nella popolazione. Con la digitopressione esercitata dallo shiatsu sui punti trigger (i 660 punti del corpo utilizzati anche dall’agopuntura) si ottiene il rilassamento delle guaine muscolari sulle quali la malattia insiste.

I: Quando è consigliabile al posto dell’agopuntura?

C: Laddove c’è molta rigidità è meglio intervenire prima con le mani, ma a seconda dei casi non è escluso di potersi affidare ad entrambe le tecniche che sono tranquillamente sovrapponibili.

I:    Quali sono gli interventi chirurgici nel cui post operatorio è indispensabile la cura fisioterapica?

C:  Premesso che ogni post intervento necessita di una rieducazione per la quale esiste già un protocollo, direi gli interventi di cardiologia (bypass, coronarografie etc.), interventi derivanti da malattie pneumologiche, quindi una rieducazione respiratoria per pazienti che devono riprendere una corretta ossigenazione, interventi alla schiena, ernie, ma anche alle vene. Chi ha sofferto a causa di una vena, necessiterà anche di un ripristino del cammino poiché per lungo tempo avrà camminato spostando il carico sull’altro arto.

I: Che cosa la gratifica di più del suo lavoro?

C: Lavorare con le persone anziane è per me motivo di grande soddisfazione. L’empatia di cui le parlavo, con l’anziano si esprime ai massimi livelli perché, senza voler essere troppo retorici, si sa che ad una certa età si torna un po’ bambini e come tali si desidera essere attenzionati. All’effetto della terapia poi si somma quello psicologico, ancor di più nel lavoro di gruppo. Ritrovarsi in piccoli gruppi ad affrontare disagi fisici può significare anche condividere le avversità della vita, molti anziani che si rivolgono a noi sono vedovi che trovano nell’incontro anche un momento di confronto e compagnia dalla quale nascono spesso nuove amicizie. Anche l’aspetto economico di una terapia di gruppo non va sottovalutato; il costo rispetto ad una terapia individuale è di gran lunga inferiore, così tutti si possono concedere qualche seduta in più.

I: E per i più giovani solo terapie individuali?

C: No, per i più giovani una terapia molto interessante è il Fisiopilates; si pratica in piccoli gruppi di quattro persone al massimo, è indicata per chi soffre di problemi al rachide e consiste in un lavoro specifico di allungamento, equilibrio e rinforzo muscolare, migliorando la funzionalità motoria sia in casi di patologie ortopediche che neurologiche. Un metodo che integra i principi del Pilates con le più recenti conoscenze medico-scientifiche.

I: Leggo nel suo curriculum che lei ha concorso all’ ottenimento per il Presidio di Medicina Fisica e della Riabilitazione di Domus Medica, della certificazione UNI EN ISO 9001-2008. Cosa significa questo per i pazienti?

C: Il mantenimento di tale riconoscimento comporta per la clinica un adeguamento continuo dei percorsi organizzativi con l’obiettivo di perseguire costantemente standard qualitativi di eccellenza nell’erogazione delle prestazioni. Per il paziente la sicurezza di affidarsi a personale di altissima competenza e professionalità.

I: Ci sono terapie nuove?

C: Una tecnica nuova è il metodo “Sohier”, un lavoro manuale che mira a stimolare i tessuti articolari sapendo riconoscere le forze patologiche che causano le alterazioni degenerative articolari e vertebrali. Ritarda i processi artrosici, evita in alcuni casi di ricorrere alla chirurgia, migliora l’evoluzione dei dismorfismi vertebrali.

Federica Polese