Il dott. Maurizio Vignoli è nato a Bologna il 22 Aprile 1952, si è laureato all’Università di Bologna nel 1978 in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, discutendo la sua tesi sulle tecniche chirurgiche ricostruttive del labbro.
E’ stato nominato a seguito di concorso nel 1979, assistente di ruolo di Chirurgia Plastica Ricostruttiva presso gli Istituti Ortopedici di Bologna fino al 1989.
“Il campo di battaglia è incruento, ma sottilmente perfido, gli obiettivi sono i cedimenti del corpo, quello che natura ha regalato con avarizia o con abbondanza. I segni del tempo sul viso, piccole e grandi imperfezioni con le quali non si impara a convivere”

I:  Dottor Vignoli, chi è oggi il chirurgo estetico?

V: L’atteggiamento più diffuso è quello di pensare al chirurgo estetico come ad un artista, un Raffaello del bisturi, pronto a soddisfare qualsiasi richiesta gli venga rivolta. Il chirurgo estetico è un tecnico che applica le metodiche oggi conosciute e utilizzate nella maggioranza dei casi, che deve capire le esigenze del paziente, interpretandole nella maniera più corretta e applicando queste tecniche alla persona che ha di fronte.

I:  Quindi un artigiano del bisturi…

V: In un certo senso si, ma il chirurgo non deve mai perdere di vista che, prima di tutto, è un medico e come tale deve essere in grado di capire quando si hanno di fronte persone con  problemi di tipo psicologico o vere e proprie patologie psichiatriche o, semplicemente, pazienti desiderosi di migliorare e non stravolgere il proprio aspetto.”

I:  Gli esperti sostengono che la chirurgia estetica è ben fatta quando non si fa notare. Come mai invece ce ne accorgiamo così tanto?

V: La chirurgia estetica è ben fatta quando il paziente è soddisfatto e  psicologicamente equilibrato; non si può essere arbitri secondo quello che si definisce  un gusto comune e certamente il chirurgo non può dire sempre sì. Oggi come oggi la cosa più difficile per il paziente è avere aspettative corrette, mentre per il chirurgo è quella di  interpretare queste aspettative  altrettanto correttamente sapendo dire di no, qualora capisca che tali aspettative non potranno mai venire soddisfatte”.

I:  Dove nasce il contenzioso?

V: Il contenzioso, nell’ottanta per cento dei casi, non scaturisce mai da un problema tecnico, ma, e ripeto ancora la stessa cosa, dall’aver disatteso le aspettative del paziente. Per questo insisto sull’argomento.

I:  Perché succede?

V: Nell’epoca di internet le forzature sono molte e spesso il chirurgo è portato a promettere ciò che non è possibile realizzare. Questo è concetto di commercializzazione che assolutamente non deve passare. Il professionista attento non può e non deve promettere mai ciò che è irrealizzabile”.

I:  Quindi possono nascere malintesi tra chirurgo e paziente..

V: L’eccesso di competitività da una parte e la possibilità di acquisire molte informazioni dall’altra, portano spesso ad un dialogo tra il competente e il dilettante che, avendo molte fonti e molti riferimenti a cui attingere, tende a mettersi sullo stesso piano dello specialista e questo può generare diversi malintesi”.

I:  Come si evita?

V: Le informazioni devono essere puntuali e corrette sia da un punto di vista del risultato che sul post-operatorio. Il paziente deve arrivare all’intervento consapevole di quanto tempo sarà ricoverato, se avrà delle ecchimosi, di quanto tempo necessiterà per sgonfiarsi, quali e quante saranno le sue cicatrici, quando sarà nuovamente in grado di guidare e via dicendo.

I:  Ma per questo non c’è il consenso informato?

V: Oggi la legge prevede che il paziente legga e firmi il consenso informato. Tale consenso non è un semplice pezzo di carta da firmare 10 minuti prima dell’intervento, è una cosa seria che tutela non solamente il chirurgo, ma soprattutto il paziente stesso.  Una corretta informazione su quanto accadrà durante e dopo l’intervento, sui rischi e sui possibili effetti collaterali, è assolutamente obbligatoria ed è compito del medico dare eventuali delucidazioni richieste dal paziente.

Io personalmente sottopongo il consenso informato al paziente durante la visita precedente all’intervento, lasciandone copia firmata in modo che lo stesso possa approfondirne la lettura, con calma e rimanendo a disposizione, nei giorni successivi, prima dell’intervento, per eventuali ulteriori chiarimenti.

I:  Allora  niente lifting della pausa pranzo.

V: Personalmente ritengo sia una follia. Se ne è parlato e scritto in grande misura e la necessità di dover fare  le cose un po’ in velocità, ha indotto alcuni chirurghi a dire qualche sì di troppo con conseguenze non propriamente eclatanti.

I:  Quali sono i suoi interventi più praticati?

V: Rinoplastica, blefaroplastica e mastoplastica.

I:  A proposito di mastoplastica, ci sono novità?

V: Non direi: le tecniche sono più o meno le stesse. Sicuramente importante è la scelta della protesi oltre alla mano del chirurgo che, si sa, è fondamentale.  Della mia parlano i miei innumerevoli interventi, frequentando la sala operatoria da quasi quarant’anni e la mia soddisfazione più grande è leggere negli occhi dei miei pazienti quella ritrovata “contentezza” che andavano cercando. Dire felicità mi sembrerebbe un  po’ troppo immodesto…

Federica Polese