Quali sono le cause delle calcificazioni alla spalla e come trattarle correttamente

Le calcificazioni alla spalla sono depositi di calcio che si formano dentro il tessuto tendineo della cuffia dei rotatori.

Forti dolori alla spalla e difficoltà di movimento degli arti superiori sono i sintomi tipici di questa sintomatologia dolorosa sulla quale è necessario intervenire tempestivamente.

Nell’articolo di oggi analizzeremo meglio cause e fattori di rischio delle calcificazioni alla spalla e quali sono i trattamenti consigliati.

Perché si formano le calcificazioni alla spalla e quali sono i fattori di rischio

È difficile identificare con esattezza le cause della calcificazione per questo si tende a parlare di quei fattori che possono favorire la patologia stessa.

La formazione degli accumuli di calcio nel tessuto tendineo è legata:

  • all’invecchiamento e all’usura delle articolazioni;
  • alla produzione di calcio da parte delle cellule dei tendini, processo che in gergo tecnico prende il nome di metaplasia fibrocartilaginea.

 

Ci sono poi una serie di fattori di carattere biologico, meccanico e altre aggravanti che incidono favoriscono la formazione delle calcificazioni: analizziamoli singolarmente.

FATTORI DI RISCHIO BIOLOGICI

Le calcificazioni sono legate a fattori di rischio biologici quando il deterioramento dell’articolazione scapolo omerale è conseguenza di patologie, stili di vita e abitudini che determinano una riduzione dell’apporto di sangue e indeboliscono i tendini.

Ecco qualche esempio: diabete, ipertensione, vita sedentaria, alcolismo e ipercalcemia.

FATTORI DI RISCHIO MECCANICI

I fattori di rischio meccanici sono:

  • infiammazioni croniche del tendine a causa di sovraccarico o usura della spalla;
  • traumi locali;
  • lesione della cuffia dei rotori.

ALTRI FATTORI AGGRAVANTI

In alcuni casi, le calcificazioni alla spalla possono essere la conseguenza di malattie autoimmuni e familiarità (dismetabolismi del calcio).
In alcuni pazienti le calcificazioni si formano in seguito a rotture della cuffia dei rotori o a causa di patologie come la capsulite adesiva e la spalla congelata.

Sintomatologia e sviluppo delle calcificazioni alla spalla

È possibile individuare tre fasi che caratterizzano lo sviluppo delle calcificazioni:

  1. fase precalcifica, caratterizzata raramente dalla presenza di sintomi, in questa fase nella zona interessata iniziano a comparire le prime modifiche fibrocartilaginee;
  2. fase calcifica, che possiamo dividere in:
    • a. fase formativa
    • fase di riposo
    • fase di riassorbimento (è il momento in cui il paziente percepisce il dolore maggiore).
  3. Fase post-calcifica, i depositi di calcio si riassorbono e si entra nella fase della guarigione.

 

Le calcificazioni alla spalla provocano dolore acuto localizzato e una riduzione (o perdita) della mobilità dell’articolazione.

Solitamente il dolore e altri sintomi tendono a sparire con il passare del tempo senza il bisogno di interventi o trattamenti specifici.

Al contrario quando abbiamo una patologia cronica:

  • nella fase acuta, il paziente prova molto dolore a causa del riassorbimento del calcio. Oltre a questo, potrebbe esserci una certa disabilità funzionale;
  • fase cronica, il dolore diminuisce e in alcuni casi sparisce per qualche periodo per poi tornare con delle ricadute.

 

Ci sono infine dei pazienti completamente asintomatici che scoprono di avere della calcificazioni alla spalla solo a seguito di radiografie o altri esami strumentali in seguito a traumi dovuti a fratture della clavicola.

In che modo è possibile individuare e curare le calcificazioni alla spalla

La diagnosi delle calcificazioni alla spalla avviene per mezzo di esami strumentali come radiografie, ecografie e risonanze magnetiche.

Una volta individuate, in base allo stato e al livello di gravità della situazione, deve essere opportunamente trattate.

Come abbiamo visto il riassorbimento delle calcificazioni avviene in modo spontaneo ma, quando questo non accade, è necessario intervenire con terapie conservative o interventi chirurgici.

Tra le terapie di carattere conservativo abbiamo:

  • riposo relativo;
  • terapie farmacologiche dietro prescrizione del medico;
  • fisioterapia: terapia manuale ed esercizi terapeutici per modulare il dolore e recuperare il corretto movimento dell’articolazione evitando fenomeni di rigidità. Tra le terapie possibili ci sono poi le onde d’urto che colpiscono i depositi di calcio dall’esterno, riducendoli a frammenti che poi si riassorbono;
  • Infiltrazioni di cortisone;
  • Lavaggio ecoguidato: questa procedura permette di rompere le calcificazioni eseguendo delle punture direttamente nei depositi di calcio. Questo tipo di trattamento richiede un controllo ecografico durante l’esecuzione; in alcuni casi viene eseguito unitamente alle onde d’urto.

 

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